La Rivoluzione IP nelle TLC, tra Social Network e Smart Working

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La Rivoluzione IP nelle TLC, tra Social Network e Smart Working

Il voip ed il cambiamento nel modo di comunicare

Quello che volevo raccontarvi oggi durante questo intervento è come è cambiato – e come sta cambiando – il modo di comunicare in Italia.
E volevo farlo partendo da quello che è il sistema di messaggistica che, in qualche modo ha stravolto le “regole del gioco”: WhatsApp.
Sono 900 milioni le persone che stanno attualmente utilizzando WhatsApp. In Italia è la piattaforma di messaggistica più utilizzata (25% degli utenti), a discapito anche degli altri sistemi di messaggistica come Messenger di Facebook, Telegram e così via.
Diamo dei dati: ogni mese, 30 miliardi di messaggi vengono inviati tramite WhatsApp, ogni settimana un utente medio passa 195 minuti del proprio tempo a guardare WhatsApp, controllandolo mediamente almeno 23 volte al giorno. Questo continuo controllo di Whatsapp per vedere se effettivamente abbiamo ricevuto un messaggio o se il nostro messaggio è stato inviato e letto, è considerato dai sociologi una malattia, e, oltre ad essere responsabile per il 40% delle cause di divorzio, WhatsApp è anche una delle principali cause di incidenti stradali.

WhatsApp è inarrestabile, ha un tasso di crescita superiore a qualsiasi altro social network: dai 200 milioni di aprile 2013 siamo passati ai 900 milioni di settembre 2015, con l’aspettativa di arrivare ad 1 miliardo entro la fine dell’anno. Dei numeri impressionanti.
Parlando di WhatsApp non posso esimermi dal raccontare la storia del suo creatore: Jan Koum. Lui è un ucraino che ha vissuto fino all’età di 14 anni nella sua patria, decidendo poi di emigrare negli Stati Uniti insieme alla madre e alla zia. Una volta arrivati in America, la famiglia deve adattarsi a fare dei lavori umili, ma la madre di Jan vuole assolutamente che lui prosegua gli studi e riesca a conseguire una laurea.
Tuttavia Jan è un ragazzo turbolento a cui piacciono i computer, non vuole studiare le materie convenzionali: in maniera autodidatta va quindi nei mercatini, gira per le bancarelle e acquista libri di informatica. Comincia a studiarli e diventa un hacker, entrando anche in contatto con la Comunità di Napster, quella che poi ha cambiato il mondo degli mp3 e del file sharing. Mentre è all’università, Jan inizia a fare dei colloqui di lavoro ed è proprio durante una lezione universitaria che riceve una telefonata da parte del creatore di Yahoo che gli chiede di andare a lavorare da lui. Quella sarà l’ultima volta che entrerà dentro un’aula universitaria.
Dopo 9 anni di lavoro a Yahoo, Jan decide di licenziarsi e di prendersi un anno sabbatico insieme ad un suo collega ed amico Brian Acton. Alla fine dell’anno sabbatico, ricomincia a fare colloqui con altre aziende, inclusa Facebook: dal colloquio con Mark Zuckerberg sia Jan che Brian ricevono una porta in faccia, vengono scartati. Nonostante il rifiuto, Jan e Brian non si abbattono e, nella scelta di Apple di creare l’Apple Store, intravedono un’opportunità per crearsi un mercato all’interno del mobile.
L’idea di Jan è quella di sviluppare un social network senza richiedere agli utenti tanti dati (è ucraino e alla privacy ci tiene!): lui vuole creare un social network dove solo con il numero di telefono di cellulare si riesca ad entrare in contatto con tutti quanti. Lavora giorno e notte, studia i numeri di telefono e i vari prefissi, crea il codice e a febbraio 2009 lancia WhatsApp. Lo scopo della sua App era di far sapere, a tutti i suoi contatti in rubrica, cosa stava facendo con un solo clic: prendendo spunto dalle chat (che già avevano lo stato di “Libero”, “Occupato”, “Sto lavorando”, “Non disturbare” etc) crea, nella schermata di WhatsApp, uno spazio per scrivere lo stato. Quando, a giugno del 2009, Apple fa uscire il sistema di notifica push, Jan capisce che quello che ha creato può diventare un sistema di messaggistica fenomenale: sviluppa la chat e, nella versione 2.0, aggiunge anche il segno della spunta. WhatsApp diventa subito il nuovo sistema di messaggistica maggiormente performante, più forte di tutti gli altri: basta un numero di telefono e già sei in collegamento!
Da allora WhatsApp cresce in maniera esponenziale grazie al passaparola all’interno della rete. Naturalmente WhatsApp per Jan deve rappresentare una fonte di guadagno e, essendo contrario all’inserimento della pubblicità all’interno del suo social, sceglie di metterlo a pagamento dando un primo periodo di prova e poi la possibilità di acquistarlo ad un prezzo ridicolo.

Il 19 febbraio 2014 Mark Zuckerberg decide di comprare, per “soli 19 Miliardi di dollari” WhatsApp. Zuckerberg acquista così un database eccezionale di 600 Milioni di numeri telefonici perfettamente profilati per zona geografica, per orario, per tipologia di telefono e così via… con la prospettiva che diventassero 900 Milioni nel giro di un anno. Jan vende WhatsApp ma rimane amministratore delegato dell’azienda. Nel 2015, ad inizio anno, è comparsa una nuova icona: la cornetta telefonica, che ha reso possibile effettuare delle chiamate con WhatsApp verso uno qualsiasi dei contatti presenti all’interno della rubrica. Queste telefonate sono VoIP, passano cioè attraverso internet e non più attraverso il doppino telefonico di rame. Quando utilizza WhatsApp per delle telefonate, l’utente non spende sulla base di una tariffa, ma sulla base del consumo di dati. Si passa quindi dal concetto di tariffa al concetto di traffico dati. Quanto consuma WhatsApp? Per una chiamata di un minuto servono circa 700 Kbyte, 350 Kbyte in upload e 350 Kbyte in download. Da non confondere con i Kbps: cioè con la velocità con cui ci si connette a internet. Si capisce bene che è meglio utilizzare WhatsApp in modalità WIFI piuttosto che continuare a consumare il traffico dati, poiché queste chiamate rientrano all’interno del costo dell’abbonamento telefonico che abbiamo concordato con il gestore telefonico. La telefonata VoIP quindi ha comunque un costo.

Che cos’è il VoIP? Il VoIP è una soluzione che anni fa non era minimamente pensabile, immaginare cioè di far passare le telefonate attraverso la famosa nuvola di internet ed essere connessi con tutto il mondo. Questo tipo di telefonate non è più legato alla stretta collocazione geografica del sistema analogico ma è legata al sistema IP. Se all’inizio il VoIP – quello che potremmo definire VoIP 1.0 – veniva trattato solo come una possibilità di risparmio del costo in bolletta, adesso siamo passati a tutta una serie di nuovi servizi resi possibile dal VoIP 2.0: Convergenza (la possibilità di avere il proprio numero di telefono ed essere reperibili in qualsiasi parte del mondo, basta il collegamento ad internet), Nomadicità (l’opportunità di trasferire il numero VoIP sul telefonino), Flessibilità (l’occasione, una volta attivato il VoIP di trasferirlo anche in un’altra attività). Si parla quindi di Unified Communications, cioè di una piattaforma di un computer dove, in maniera unificata, si riesce a gestire tutto, dalle telefonate al fax alle e-mail etc, rappresentando un notevole miglioramento della produttività in azienda. Ma il VoIP funziona? Chi dice che il VoIP non funziona mente perchè tutta l’Italia è già cablata in VoIP: tutte le dorsali principali di Telecom-Tim sono già completamente in VoIP. L’Italia, in questo momento, rappresenta un paese all’avanguardia. Il problema principale rimane solo l’ultimo miglio, ossia la connettività che arriva a casa o in azienda e che il più delle volte non ha delle performance molto buone, perché queste dipendono da quanto l’azienda o la casa stessa sono distanti dalla centrale Telecom-Tim. L’ADSL infatti è un segnale che parte molto forte ma più si allontana più si attenua. Quindi, se la connessione in casa o in azienda va piano è perché si è lontani dalla centrale. Sta però avvenendo una “rivoluzione silenziosa”: entro il 2015 Telecom dovrebbe portare la fibra ottica direttamente alla scatola di derivazione più vicina agli edifici cioè a 200/300 metri dalle abitazioni, una distanza irrisoria che garantirà una connettività maggiore, permettendo anche al VoIP di funzionare meglio.

Il cambiamento che sta prendendo piede in Italia rappresenta un’opportunità incredibile: in questo momento solo il 27% delle utenze sono in modalità IP, una cifra che nei prossimi anni sarà sicuramente destinata ad aumentare, a discapito della modalità analogica. E questo avverrà non solo per l’arrivo della fibra, ma anche perché i grandi operatori telefonici come Vodafone, Tim, Tre, Wind stanno coprendo il nostro territorio nazionale con il 4G. La fibra e la connessione rivolta al mobile permetteranno un’altra rivoluzione, lo sviluppo della mobile economy. La grande diffusione dei dispositivi mobili e di tutte le nuove tecnologie che implementano lo smart working andranno a ridefinire il concetto stesso di lavoro: si parlerà (ancora più di oggi) di Unified Communications e Collaboration, di Business APP, di Web Conferences, di Instant Messaging, di Social Network, di Cloud. Dobbiamo iniziare a concepire il lavoro in maniera intelligente, smart: non più legato ad una collocazione spazio temporale, ma legato alla flessibilità e al raggiungimento degli obiettivi. I lavoratori saranno considerati dei collaboratori e non degli schiavi. Se tutti noi cercassimo di capire quali sono i limiti che spesso ci poniamo e che ci rallentano nelle nostre azioni quotidiane, probabilmente riusciremmo a cogliere tutte le opportunità che ci si prospettano davanti.

A cura di Simone Terreni, Managing Director VoipVoice

By | 2015-11-09T17:09:53+00:00 novembre 9th, 2015|Aziende, Professionisti|0 Comments

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