UN’OPPORTUNITÀ PER LAVORATORI E AZIENDE: LA DETASSAZIONE DEL PREMIO DI PRODUTTIVITÀ

La Legge di Stabilità 2016 ha reso strutturale la detassazione del premio di produttività che è ormai definitivamente entrata a far parte delle misure adottabili per ridurre il cuneo fiscale.

 

D: in cosa consiste il beneficio fiscale della “detassazione”?

R: Per quanto riguarda i vantaggi per il singolo lavoratore, sui premi di produttività verrà applicata una imposta sostitutiva ai fini dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%.

È fatta salva, comunque, la facoltà di una rinuncia che deve essere comunicata per iscritto.

 

D: ci sono dei limiti di importo per l’applicazione della detassazione? Quali lavoratori sono interessati?

R: le somme detassabili per il 2016 sono pari ad un massimo di 2.000 euro, innalzabili a 2.500 euro qualora i lavoratori siano coinvolti nell’organizzazione del lavoro.

Rispetto alle precedenti versioni della misura, è stata ampliata la platea dei potenziali beneficiari, in quanto la soglia di reddito dell’anno precedente da non superare per aver diritto alla detassazione, è stata portata a 50.000 euro.

 

D: se il lavoratore, nell’anno precedente, ha avuto un altro rapporto o non è stato in forza tutto l’anno, come ci si deve comportare?

R: il dato reddituale relativo all’anno precedente è, normalmente, in possesso del datore di lavoro e immediatamente verificabile. Qualora un lavoratore, nel 2015, sia stato in tutto o in parte dipendente di altra impresa, il datore di lavoro dovrà provvedere ad acquisire un’autocertificazione da cui si deduca l’importo del reddito percepito.

 

D: quali sono le somme che rientrano nell’accezione di “premio di risultato”? Ci sono dei criteri per determinarlo?

R: si tratta di tutte quelle somme, variabili nell’ammontare, la cui corresponsione è correlata, in maniera stretta, ad incrementi di produttività, redditività, efficienza, innovazione e qualità.

Tutto quello che riguarda la determinazione del premio deve essere misurabile e verificabile; i criteri, alla base della misura e della verifica, saranno definiti da un decreto interministeriale che dovrebbe essere emanato entro la fine del mese di febbraio 2016; in particolare, tale decreto, dovrà, indicare i modi di misurazione degli indici, le modalità attuative e operative della detassazione.

 

D: ci sono delle procedure da rispettare per disciplinare i premi di produttività?

R: è necessario che i premi di produttività siano disciplinati dagli accordi territoriali, sottoscritti dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, o aziendali, sottoscritti dalle RSA o dalle RSU, come previsto nell’art. 51 del D.Lgs. n. 81/2015.

La contrattazione che legittima la detassazione, quindi, è comunque quella collettiva, seppur territoriale o aziendale.

 

D: dopo la stipula bisogna procedere al deposito dell’accordo? In che modalità?

R: sia i contratti aziendali che quelli territoriali devono essere depositati, esclusivamente in via telematica, presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro competente per territorio. Le tempistiche di tale adempimento, saranno probabilmente contenute nel citato decreto interministeriale, di prossima emanazione.

 

D: è possibile abbinare detassazione e decontribuzione?

R: non è possibile cumulare tali benefici, in quanto è venuta meno la decontribuzione relativa agli accordi di secondo livello a causa del mancato rifinanziamento della misura.

 

D: come si coniuga la detassazione con la nuova disciplina del “welfare aziendale”?

R: il lavoratore ha la possibilità di chiedere che le somme finalizzate alla produttività siano impiegate, in tutto o in parte, per la fruizione di servizi di welfare; in questo caso le somme non saranno soggette ad alcun prelievo fiscale.

Si tratta di servizi di welfare in senso lato come, a titolo esemplificativo, la frequenza per i figli di asili nido, di ludoteche, di centri estivi e invernali o l’assistenza a familiari non autosufficienti.

Infatti, la Legge di Stabilità 2016 ha arricchito l’elenco delle poste che non concorrono a formare il reddito:

  • l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti e ai familiari indicati nell’art. 12 per le finalità di cui al comma 1 dell’art. 100 (specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto);
  • le somme, i servizi e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti per la fruizione, da parte di familiari indicati nell’art. 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari;
  • somme e prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o no autosufficienti indicati nell’art. 12.

 

 

Articolo redatto da Sandra Paserio e Giulia Vignati – Consulenti del Lavoro – Studio Paserio – www.studiopaserio.eu

 

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